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E vissero felici e colpevoli al Martinitt

Torna al Martinitt il teatro sociale, ironico e profondo, di Bernardino De Bernardis, che fotografa con cruda nitidezza ma non senza umorismo e un tocco di romanticismo le debolezze umane, concedendo sempre però una speranza di riscatto.

Aspettative e incertezze, luci e ombre, confronti e sotterfugi in un carcere minorile, dove entra l’arte per aprire metaforicamente le sbarre. Con tutta la forza, lo scherno, la filosofia e le irresistibili sonorità della recitazione partenopea. In scena fino al 2 aprile.

Basta dare uno sguardo alle cronache –dalla clamorosa evasione di 7 detenuti dal carcere minorile Beccaria di Milano lo scorso dicembre ai quotidiani, inumani episodi di violenza tra giovanissimi, dagli spaventosi ricatti del cyberbullismo alla variegata e spietata rosa di soprusi, istigazioni e reati ad opera di under 18- per capire quanto drammaticamente attuale sia la nuova commedia in arrivo al Martinitt.

E VISSERO FELICI E COLPEVOLI è un altro capolavoro –ulteriormente esaltato dalla regia attenta di Marco Simeoli- di Bernardino De Bernardis, che ci ha abituati alle sue pièce forti. Forti a tutto tondo: temi forti affrontati con forza, per scatenare emozioni forti e soprattutto per lanciare il messaggio che con la forza –d’animo e d’intenti- tutto è possibile. E, garantito, forti saranno anche le risate.

Un bellissimo spettacolo che –sempre sullo sfondo di una Napoli lacerata eppure mai vinta- con la potenza ineguagliabile del linguaggio partenopeo (non solo sonoro, ma anche di mimica e corpo) narra quella che è un po’ la realtà di tutti noi, fuori dalle sbarre ma ammanettati dal non saper scegliere. In bilico tra istinti aggressivi e accettazione, tra colpa e innocenza, tra finzione e realtà, tra giudizio e pregiudizio, tra iniziativa e rassegnazione, i protagonisti della commedia -5 ragazzi detenuti, un operatore sociale e il direttore del carcere- per motivi diversi e con slancio diverso si troveranno a dover mettere in piedi uno spettacolo teatrale. Incrociando i loro destini, si scopriranno al tempo stesso vittime e artefici delle proprie storie. La sensibilità di De Bernardis va oltre il tema del teatro come terapia e riscatto: si insinua a suggerire il sottile confine tra liberà e libero arbitrio. Perché ognuno di noi, libero o no, ha il dovere morale verso se stesso di evitare la condanna a una vita che non vuole e di provare a tratteggiare il proprio percorso, che lo conduca o no all’assoluzione.

Il 17 marzo arriva E VISSERO FELICI E COLPEVOLI

Il lieto fine non è scontato, ma siamo sempre liberi,

anche da prigionieri, di cambiare il nostro destino.

Il teatro come introspezione, riabilitazione e rivalsa.

 

 

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